Madre dei versi di figlio di bere

"Ti caccio di casa": lo scherzo delle mamme ai figli

La casa il modo di smettere di bere

To browse Academia. Skip to main content. You're using an out-of-date version of Internet Explorer. Log In Sign Up. Il tema della madre nella poesia di Venanzio Fortunato. Donatella Manzoli. Journal of Medieval Studies. Periodico telematico. Registrazione presso il Tribunale di Civitavecchia n. Doni e ambrosia nei banchetti per amici e compagni Filologia e letteratura latina medievale e umanistica Paolo Garbini, Lo storiografo e il retore.

Giovambattista Cantalicio and his cycle of poems dedicated to the schismatic Cardinal Bernardino de Carvajal in with an edi- tion and translation from Naples, Biblioteca Nazionale, ms. In the Carmina we can find three types of mother: mater dolorosa, mater regni, mater spiritualis. Altro resta tuttavia da fare. In questo ambito tuttavia un tema che non è stato ancora sottoposto al vaglio critico è quello della madre, che invece merita attenzione perché è ben presente nei versi di Venanzio e per giunta è efficacissimo sotto il pro- filo poetico.

Quello della maternità recisa è certamente un tema che tocca le corde più intime di Venanzio il quale in più luoghi ad esso rivolge il suo sguardo ca- rico di compassione. È una vicenda dunque in cui la morte nega alla giovane donna la possibilità di essere madre o, con ancora più tragica inversione, una vicenda in cui madre dei versi di figlio di bere maternità nega la vita alla madre dei versi di figlio di bere donna. Il carme 80 distici elegiacipur rubricato come epitaffio, esula dai confini del genere, dilatandosi con suggestive aper- ture e divenendo di volta in volta laudatio vv.

Pertanto, dal momento che Vilituta in vita fu donna di grandi virtù e di straordinaria bontà, lo sposo non deve piangerne la morte ma anzi rallegrarsi perché la sua sposa, ora beata tra i cori angelici, non potrebbe trovarsi in luogo migliore. Numquam maesta manens, vultu nova gaudia portans, nubila fronte fugans corde serena fuit.

Fudit ab ore iubar species redimita decore, 20 protulit et radios forma venusta suos. Stirpe sua reliquas superavit pulchra puellas et rosea facie lactea colla tulit. Splendida conspectu meliori pectore fulsit, digna micans animo nec pietate minor. Vilituta dunque ha tutte le virtù, morali e fisiche. Per inciso, il candore della pelle era già canone di bellezza nella letteratura classica Ov.

In essi il poeta, con andamento ossessivamente martellante, mette a fuoco la tragica fine di Vilituta, morta mettendo al mondo il suo figlio primogenito che, bef- fardo paradosso, nasce morto. Nel momento madre dei versi di figlio di bere cui la donna doveva dare la vita, la stessa sua vita le viene sottratta; nel momento in cui la madre do- veva diventare matrice della sua creatura, è invece la morte a trionfare, stroncando con un colpo solo la vita di madre e figlio: 45 Tempore iam certo est enixa puerpera prolem, damno feta suo, quae pariendo perit.

Abripuit teneram subito mors invida formam, annos quippe duos, lustra gerendo tria. Sic animam generans anima spoliatur et ipsa, 50 spem peperit luci luce negante sibi. Exemplum sed triste dedit fetura parenti: unde redire solet, deficit inde genus. Tertius esse pater cupiens, heu, solus habetur: crescere quo numerus debuit, ecce cadit. Plus fuerant soli, si tunc sine prole fuissent: addita posteritas abstulit id quod erat. Infaustis votis genitus de funere matris 60 et genetrix nato mortis origo fuit.

Alter in alterius letali sorte pependit, inque vicem sibi mox ambo dedere necem. Sed sensit graviora dolens pater atque maritus, qui madre dei versi di figlio di bere uno obitu se sepelisse duos Si noti il virtuosismo retorico di questi versi: allitterazione, rima, paro- nomasia, ossimoro, poliptoto, assonanza, metonimia, figura etimologica.

È un carme distici complesso e retoricamente sostenuto che, come il pre- cedente, partecipa di più anime narrative: nella sostanza è tutto incentrato su un legame tra madre e madre dei versi di figlio di bere drammaticamente strappato.

Il poeta racconta infatti la tragica vicenda della giovane principessa visigota, figlia di Goisvinta e del re Atanagildo, costretta dal padre, per motivi di opportunità politica, a sposare il rozzo e violento re merovingio Chilperico, figlio di Clotario. Alla morte di questi, come è ben noto, i quattro figli superstiti se ne erano divisi il regno, non senza discordie e scontri: soprattutto burrascosi furono i rapporti tra Chilperico e il fratellastro Sigeberto.

Costui, allo scopo di stringere alleanze per rafforzare la sua posizione, aveva ottenuto di sposare la visigota Brune- childe, sorella di Gelesvinta. Questo episodio aveva ancor di più esacerbato la rivalità del fratello che, per stargli al passo, decise di fare la stessa mossa chiedendo in sposa Gelesvinta. Poco dopo il matrimonio, Chilperico, su istigazione della sua amante Fredegonda19, fece strangolare la sposa visigota. Questi sono i fatti che Venanzio prudentemente tralascia, forse per evitare rischiose prese di posizione Egli è catturato solo dalla potenza del sentimento che lega madre e figlia — altus amor scrive Venanzio in due punti vv.

Alcuni brani particolarmente intensi del carme meritano attenzione. Poi entra subito nel vivo della vi- cenda. È giunto il momento in cui la ragazza deve partire da Toledo, la sua città, alla volta di Rouen dove verrà celebrato il matrimonio estate Alla madre Goisvinta è concesso di accompagnare la figlia solo fino al con- fine del loro regno, madre dei versi di figlio di bere le due donne dovranno separarsi e sarà per sempre.

Venanzio dapprima de- scrive la disperazione di Gelesvinta quando comprende che deve partire; la ragazza infatti corre tra le braccia della madre dei versi di figlio di bere, si avvinghia a lei con tutte le forze, annoda una catena senza fune, e chiede di poter rientrare in quelle viscere dove un tempo era stata ed era al sicuro vv.

Tum matris collecta sinu male sana reclinans, 30 ne divellatur se tenet ungue, manu. Bracchia constringens nectit sine fune catenam et matrem amplexu per sua membra ligat, illis visceribus retineri filia poscens, ex quibus ante sibi lucis origo fuit; 35 committens secura eius se fasce levari, cuius clausa madre dei versi di figlio di bere pignore tuta fuit.

Tum gemitu fit maesta domus, strepit aula tumultu, reginae fletu plorat et omnis honor. In populi facie lacrimarum flumina sordent, 40 infans, qui affectum nescit, et ipse gemit Poi si rivolge alla figlia, anche a madre dei versi di figlio di bere chiedendo perché debba andarsene in terre straniere dove a lei non sarà possibile farle da madre.

Per Goisvinta muore ogni possibilità di essere felice, il suo futuro sarà solo di pianto. Infine un distico di una potenza assoluta: la madre perderà gli occhi a forza di pian- gere e chiede alla figlia di madre dei versi di figlio di bere via con sé. Se le è vietato di rimanere con la figlia, almeno una parte di lei la accompagni.

Queste le parole di Goi- svinta vv. Affectu ieiuna meo lacrimosa repellor, nec pietas aditum nec dat origo locum? Quid rapitis? Differte dies, dum disco dolores, solamenque mali sit mora sola mei. Unde, precor, tenerae gressum spectabo puellae oblectetque animos matris et ipse iocus? Post causas quas regna gerunt, ubi maesta reclinem? Extensis palmis quis currat ad oscula vel quae cervici madre dei versi di figlio di bere pendula membra meae? Quem teneam gremio, blando sub fasce laborans, aut leviore manu verberer ipsa ioco?

Cur nova rura petas illic ubi non ero mater? An regio forsan non capit una duas? Quae genuere ergo, lacerentur viscera luctu: 80 gaudia cui pereunt, tempora fletus erunt. Plorans perdam oculos, duc et mea lumina tecum.

Anche per Gelesvinta finisce il tempo della felicità: a Toledo lascia il suo cuore la sua felicità vv. Antea clausa fui, modo te considero totam: nunc mihi nota prius, quando recedo, ferox. Hinc te dinumero currens per culmina visu; en ego de numero non ero sola tuo. Antea vos geminas adamans petra una ligasset, quam daret huc ullam ianua pansa uiam. Urbs, pia plus fueras, si murus tota fuisses, me ire aut ne sineres, cingeret alta silex.

Pergo ignota locis, trepidans quidnam antea discam: gentem, animos, mores, oppida, rura, nemus? Quem, precor, inveniam peregrinis advena terris, quo mihi nemo venis civis, amice, parens? Si me non aliter, vel nuda sepulchra tenerent: non licet hic vivi?

Hic mihi dulce mori. Il poeta riporta quindi le parole disperate della madre che, privata della figlia, si sente straniera in patria. La figlia, an- dandosene, porta via con sé gli occhi della madre, alla quale ogni volta che incontrerà un bambino, tornerà agli occhi la dolce immagine della figlia. Ne cercherà i baci, porgerà il suo seno avvizzito, ne asciugherà le lacrime ma nessuna medicina potrà alleviarle il dolore: sanguina il cuore di Goisvinta per la partenza della figlia. Di nuovo il distico finale del la- mento di Goisvinta è di grande impatto emotivo.

Quaeso quid inspiciant oculi, quem, nata, requirant? Madre dei versi di figlio di bere, stet, sedeat, fleat, intret et exeat alter, sola meis oculis dulcis imago redit.

Te fugiente errans aliena per oscula curram et super ora gemens ubera sicca premam. Tali potu utinam vel parte refrigerer ulla, aut plorata avide mitiget unda sitim!

Quidquid erit, crucior; nulla hic medicamina prosunt, vulnere distillo, Gelesvintha, tuo. Qua, rogo, nata, manu cara haec coma pexa nitebit? Quis sine me placidas lambiat ore genas? Quis gremio foveat, genibus vehat, ambiat ulna?

Sed tibi praeter me non ibi mater erit. Quindi Venanzio ci consegna la scena maestosa e asciutta del distacco, un capolavoro di pathos vv. Haec extrema tamen loquar et memoranda dolori: hinc tua non tua sunt. È un addio carico di cupi presagi. La figlia, mentre è trasportata dal carro, sta con gli occhi fissi. La figlia è scossa dalle ruote, la madre è scossa dai pensieri.

Tramite la voce narrante, Venanzio esprime tutta la sua compassione: le lacrime ri- gano il volto della madre, il suo pianto arriva fino alle stelle, ora restano solo i ricordi. Anche in questo caso la sezione narrativa è conclusa da un distico fortemente incisivo.

A madre dei versi di figlio di bere il poeta interviene la retorica e Ve- nanzio costruisce un quasi perfetto verso olonomastico, figura a lui tanto cara Questo è il brano vv.