Se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo

Non assumere alcol e zucchero per un mese

Clinica di cura di alcolismo in Belgorod

Questa cosa che bisogna alterare in qualche modo i sensi alcool, droghe per scrivere meglio o fare meglio qualsiasi cosa di artistico non la comprendo mai fino in fondo. Davvero alterare i sensi fa produrre cose migliori? Forse non è proprio nel senso: bevo o prendo droghe, ergo mi vengono idee geniali. L'osservazione riguarda in particolare il fatto che la maggior parte dei grandi nomi della letteratura o dell'arte in generale facessero uso di alcool.

Insomma, dei "disadattati" completi, geni nel ristretto spazio della loro scrivania. Non credo in un connubio del genere.

Penso che, semplicemente, quando è un famoso scrittore a essere autodistruttivo tramite un rapporto malato con l'alcool restiamo sorpresi perché pensiamo che essere famoso, forse ricco e capace di scrivere libri che piacciono a migliaia di persone sia un motivo più che sufficiente per essere felice. Evidentemente a volte non basta, l'istinto autodistruttivo che alligna in alcuni di noi trova motivi di manifestarsi anche quando tutto va fin troppo bene Argh, commento svanito.

Scrivevo che non mi trovo d'accordo, che qualche legame invece sembra esserci a mio parere. Dice bene Mariella qui sotto: la fragilità sembra essere il leit motiv di tanta letteratura, in particolare del Novecento.

Sono pareri, ovviamente. Io credo che il comune denominatore sia la fragilità. Sia per le persone comuni che per i grandi artisti. Infatti, concordo in pieno: fragilità. Sembra esserci un legame indissolubile fra questi disturbi devastanti e fatali e la grande letteratura del Novecento.

E anche, come tu precisi, nell'arte del secolo precedente. Come hai sottolineato, bevevano per sfuggire a una realtà se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo non si sentivano a loro agio.

Penso che sia questo il punto che accomuna tutti questi grandi scrittori o scrittrici, il disagio interiore. L'alcool diventa un se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo per allinearsi con qualcosa di diverso. In qualche modo li capisco, anche se non bevo. Il disadattamento è una chiave di volta di tanti talenti in ogni epoca e in ogni branca dell'arte. E' difficile stabilire una relazione necessaria tra i due termini, ovvero tra alcool e creatività; sono tantissimi gli scrittori se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo gli artisti che non hanno avuto e non hanno bisogno di ricorrere ad alcun tipo di sostanze per eliminare i freni inibitori.

L'ispirazione e il suo prendere forma in uno scritto, in un dipinto, in uno spartito è comunque qualcosa che difficilmente si presta ad essere inquadrato razionalmente e una volta per tutte e forse per questo i Greci ricorrevano alle Muse per rappresentare il motore primo dell'atto creativo, quasi presupponessero un rapporto privato e segreto con altro sè o con una entità olimpica.

Ciao Luz! Buona giornata Bella questa citazione delle Muse. Come se i greci, effettivamente, non sapessero spiegarsi il giungere di quella perfetta ispirazione. Crearono una magnifica suggestione, queste entità ispiratrici e dotate di immanenza.

Una volta bevevano tutti, e fumavano tutti Leggendo i libri di James Herriott il veterinario, libri molto belli e ottimo scrittore il tasso alcolico è sempre altissimo, soprattutto pinte di birra. Una volta si usava, penso che anche Joyce fosse nato in se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo.

I russi, gli svedesi, i nordici in generale E poi ci sono artisti grandi del tutto esenti da stravizi, come Verdi. Lo stesso discorso lo farei per i morti per droga: è vero, Hendrix, Jim Morrison, sono tanti; ma anche tanti ragazzi della mia età sono se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo per droga, in quel periodo.

Probabilmente bisognerebbe andare fino alle origini di queste cose, in origine il fumo e l'alcol erano legati a riti religiosi in America prima che arrivassimo noi, intendo, e ai tempi di Noè Mi piace questa tua espansione. Se spostiamo lo sguardo molto in là rispetto alla letteratura del Novecento, ci accorgiamo che questi fenomeni non solo sono sempre presenti se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo assumono nelle diverse epoche significati differenti.

Mi è venuto da pensare a Tito Lucrezio Caro, che ha scritto un'opera ponderosa e decisamente la migliore di tutta la poesia latina -Virgilio e Orazio inclusi- quale il "De rerum natura". Lessi nella Storia della letteratura latina di Ettore Paratore che se non si ubriacava non cominciava nemmeno a scrivere. Bukowski non sarebbe Bukowski senza gli intrugli che ingozzava, e nemmeno sarebbe uscito dalla sua penna quel capolavoro che è Il vecchio e il mare se Hemingway non avesse avuto sul tavolo la sua bottiglia di whisky.

Per la pittura mi basta pensare a Van Gogh, a Gauguin, a Pollock a Toulous-Lautrec per capire quanta arte dobbiamo all'alcool. A me non riuscirebbe. Se mi sbronzo dormo come una marmotta ronfando come una scrofa incinta. Solo una volta, quando ero ancora solo a Francoforte e dormivo nel mio atelier, forse per la noia, forse per la nostalgia della mia donna e dei miei figli mi sono ubriacato e regolarmente addormentato. Risvegliatomi di botto a notte fonda afferrai una tela intonsa dei colori e dei pennelli e dipinsi non so in quanto tempo un quadro.

Al mattino, da quasi sobrio, guardai quel quadro: era completamente privo di freni inibitori. Lo misi da parte, ma alcuni mesi dopo -tanti- me lo andai a riguardare: conteneva spunti efficaci; uno su tutti, una tecnica che non avevo mai avuto il coraggio di tentare. Da quel momento usando esclusivamente acrilici misi in atto e perfezionai quella tecnica con cui da allora in poi ho dipinto quasi tutti i miei quadri, che è diventata una mia caratteristica.

Purtroppo io non sono accademico e questo manco ha sbarrato il mio cammino in un settore dove essere diplomato in un'Accademia d'arte conta tantissimo nella quotazione del prezzo, ed i galleristi è a quello che sono per lo più interessati. Ma la sbornia avrebbe aperto la strada al mio successo, e nessuno ne avrebbe saputo nulla. Bel blog, Luz, interessante proprio.

Ciao Vincenzo, benvenuto. Ecco, il tuo commento testimonierebbe in modo efficace e diretto che almeno per quanta riguarda i nomi di cui in questo post si parla, non ci sarebbe stato genio senza l'ausilio della sbronza. Senza se e senza ma. Perché non riconoscerlo?

Questi grandi nomi erano tali in quanto scrittori di certo calibro, noti in vita e dopo per lo stile nuovo e provocatorio, che scuoteva qualche coscienza di benpensante. Non dobbiamo fare fatica a riconoscerlo. La plausibilità di questa ipotesi non mi fa sentire qualunquista o ingenua.

Probabilmente questi cultori della parola sapevano bene che senza la spinta dell'alcool non avrebbero scritto niente di buono. Interessante il tuo racconto della tela nata in una notte in cui avevi bevuto troppo.

Sul tuo blog parli della tua arte? Hai messo immagini? Che peccato! Il rosso è il MIO colore. Il colore che sento in tutte le sue sfumature, anche nei secondari e terziari. Lo sento di più e basta. Debbo deluderti. Io in tecnologia valgo un accidenti. Sono capace di inventarmi un racconto di dieci cartelle in un attimo e dis criverlo senza smettere per due ore; sono stato capace di scrivere romanzi anche di più di pagine; posso scrivere poesie complesse che mi portano via setimane, oppure le cosiddette "cotte e mangiate" che scrivo di rimbalzo a quelle di Myrtilla'sal secolo Patricia Moll; posso dipeíngere senza fermarmi una tela di quattro metri per tre metri in teatro ho dipinto per anni fondali di 40 metri per 20 metrima difronte ad una foto da riprodurre mi sento come un povero deficiente e annaspo in un mare di Mi farà enormemente piacere accoglierti nel mio blog, che ho iniziato nel per parlare del primo romanzo che pubblicai.

Se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo rosso è un colore nelle mie corde, Vincenzo. Ossia: ogni blog che frequento è anche un luogo in cui leggo senza fatica su questo schermo.

Vabbè, pure amenità che lasciano il tempo che trovano. Posso provarci, non posso garantire assiduità. Inserire immagini in un post è molto semplice. Dai, fatti dare qualche dritta e provaci. Personalmente sono contrarissimo sia al consumo di se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo che di droghe, anche in quantità minime. Ma venendo al discorso del post, penso che un artista che per creare fa uso di queste sostanze non tenti altro che di sbarazzarsi momentaneamente della propria personalità ordinaria, che percepisce come negativa o troppo ingombrante, per accedere all'estasi creativa.

Non si proponeva un giudizio morale o salutista, infatti. Sono contraria anch'io, che non ho mai neppure fatto un tiro da una sigaretta. Per parte mia non bevo nè faccio uso di sostanze, ma credo che tu abbia centrato il punto: erano personalità troppo sensibili e avevano bisogno se bere la birra un giorno sì e uno no è lalcolismo una fuga e ognuno ha le sue.

Se pensi poi anche al passato, tutti i Poeti Maledetti sono legati al consumo di sostanze e, in genere, a una vita sregolata Semplicemente si tratta del genio unito alla fragilità, che viene espressa da un uomo molto intelligente o molto stupido in maniera simile.

Secondo studi di antropologia, l'uso di sostanze stupefacenti stimolava certi comportamenti durante i rituali tribali. In qualche modo i componenti del gruppo erano anche più "creativi" nelle danze e nel porsi verso i pari. Metto qui questa osservazione a commento della tua. Penso anch'io ai Poeti maledetti. C'è il particolarissimo film "Total Eclipse" che li racconta senza filtri. Anzi, leggo che molti grandi autori letterari, per rimanere in un campo che conosco, hanno raggiunto i loro vertici con una disciplina a dir poco ferrea, quasi militaresca.

Secondo me l'uso di sostanze alcoliche o stupefacenti attiene più a una sfera intima di grande fragilità, che esula dal campo artistico, in cui si prova il bisogno di dimostrare qualcosa agli altri sbloccando determinati meccanismi. Non a caso l'alcool è usato spesso per essere più disinvolti - e disinibiti - in ambito sociale, specie tra i giovanissimi.

Opinione rispettabilissima, cara Cristina. Non è infatti una condicio sine qua non per essere scrittori o in generale artisti di talento. Caravaggio, per esempio fu un grandissimo frequentatore di osterie dove trascorreva ore e ore a bere e ad azzuffarsi con chi gli capitasse a tiro. Carmelo Bene è indubbiamente uno di questi.

Il punto, secondo me, è che il cosiddetto male di vivere sia sempre stato un tema profondamente e tragicamente presente negli animi più sensibili e, siccome un artista è tale proprio perché manifesta di possedere una sensibilità spiccata, è facile che cada in una dipendenza, qualunque essa sia. Di contro, non credo che alcool, droghe e altro facciano di un cretino un grande artista, il talento lo devi aver dentro.

Questi espedienti aiutano, forse inizialmente a sbloccare certe resistenze, ma alla lunga si ritorcono contro.